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PEDAGOGIA - Johann Heinrich Pestalozzi

 


Pestalozzi conobbe Anna Schutthess, che sposò e con la quale avviò la prima impresa educativa, l'impresa agricola di Nehof. Si trattava di un istituto per ragazzi poveri che forniva un'istruzione elementare e preparava al lavoro. Qui egli applicò principi abbastanza tradizionali dell'educazione popolare. 

Per ammissione dello stesso Pestlozzi, la lettura dell'Emilio aveva inciso profondamente nel suo animo. Pestalozzi fu un padre amorevole e attento, che allevò il figlio secondo i dettami dell'Emilio  e che per cinque anni insieme alla moglie ne annotò in un diario i progressi. 


Il romanzo pedagogicco
Leonar e Gertrude, in quattro volumi è un romando pedagogico che presenta una storia di una collettività di un immaginario paese di campagna. Tutti i personaggi principali hanno un evidente significo pedagogico. Il podestà rappresenta l'autorità oppressiva, Leonardo la debolezza umana capace di riscatto a condizione che qualcuno gli fornica aiuto e sostegno. La funzione educativa trainante è assolta da Gertrude e poi dal saggio maestro. Il buon feudatario incarna il potere politico che si cura dei suoi contadini. In questo romando traspare l'adesione di Pestalozzi alla visione del dispotismo illuminato. Pestalozzi si dedicò anima e corpo all'istituto di Yverdon che costituì la sua iniziativa scolastica più riuscita

Pestalozzi invertì la scala dei valori, additando agli uomini come profondamente educativo il modello femminile. Anche i padri, i maestri, gli educatori dovevano rapportarsi ai bambini in modo affettuoso. L'educatore svizzero andò tuttavia oltre il dato biologico, mostrando l'importanza dell'attaccamento materno per il sano sviluppo emotivo e morale dei figli. 

L'instaurarsi di una salda relazione con la madre garantiva ai bambini un punto fermo, che sarebbe rimasto tale nel tempo. Grazie all'amore materno il figlio sviluppava la certezza di poter contare su una persona sicura e fidata. Un bambino privo di madre andava perciò incontro a una deprivazione, cioè una carenza affettiva Pestalozzi era contrario ai orfanotrofi perchè luoghi solo di assistenza nei quali non c'era il calore materno. Lo Stato doveva tutelare le ragazze madri


Nel romando Leonardo e Gertrude l'altro grande protagonista è il popolo. Pestalozzi aveva piena conoscenza della necessità di educare il popolo e, per questo, dedicò tutta la sua vita principalmente all'educazione dei ceti più modesti. Egli non riteneva che l'uomo fosse solo natura e neppure che nascesse innocente. Ala nascita l'uomo non ha alcuna morale, ma ha in sè la capacità di acquisirla. Perchè il bambino possa orientarsi al bene occorre dunque l'educazione, non basta, come era costume secolare, punirlo. Lo stato morale è dunque una conquista, talvolta molto faticosa. Il raggiungimento della perfezione etica è il fine dell'educazione che è sostanzialmente morale. 

Pestalozzi si opponeva in tal modo al razionalismo e all'intellettualismo socratico, che assegnavano il primato all'intelletto. Egli sposava invece una tipica concezione romantica: ragione più sentimento. Pesttalozzi suggeriva inveve la pedagogia pratica dell'esempio, del modello materno, dell'amore che faceva intuire il bene già ai più piccoli. 

Se l'uomo è costituito da mente, cuore, mano tutte e tre le facoltà vanno coltivate insieme. Non era sufficiente, secondo Pestalozzi, insegnare un mestiere, occorreva sviluppare anche  a livello dei ceti più umili la mente dei bambini. Se un ragazzo avesse imparato a ragionare e avesse allenato una mente flessibile e critica, avrebbe potuto poi inserirsi meglio nel mondo del mondo del lavoro, adattandosi ai mutamenti e cambiando se necessario la sua professione, perchè - diremo oggi - aveva "imparato ad imparare. 

La sua pedagogia mirava dunque allo sviluppo di tutte le facoltà umane. Il metodo per raggiungere questo scopo, oltre all'esemplarità dell'educatore, doveva essere esemplare e graduale. Osservazione e attività erano chiamate a prendere definizioni e parole. L'esperienza diretta dell'ambiente fondava l'attività cognitiva, mediante l'intuizione delle cose. La disciplina nella quale meglio egli applicava la didattica dell'intuizione era la matematica, che insegnava quasi senza libri e con costante riferimento a oggetti concreti, prima di passare ai simboli. 

Nel 1805 Pestalozzi aprì l'ultima e più celebre delle sue istituzioni educative, quella di Yverdon. Qui in diede vita ad un'esperienza di coeducazione- cioè di educazione impartita in comune - tra allievi poveri e benestanti e mise a punto il proprio metodo raggiungendo una notorietà di livello europeo


Pestalozzi dedicò grande spazio anche agli esercizi fisici, al nuoto, alla ginnastica, praticati nel giardino o nel lago. Parimenti lasciava spazio al gioco distinguendo tra le ore di lezione. L'apprezzamento per le attività ludiche dei fanciulli e la comprensione della loro importanza per uno sviluppo armonioso non erano comuni nella prassi educativa del tempo. 

Nel 1825 scrisse l'ultima sua grande opera, significativamente intitolata Canto del cigno, nella quale si addossò tutte le colpe dei fallimenti dei suoi istituti. 

La sua grandezza di studioso si accompagnò alle doti umane di eccezionale educatore. In Italia la circolazione della pedagogia pestalozziana si si avviò soprattutto negli ambienti lombardi attraverso Gian Domenico Romagnsi e in Toscana per iniziativa di Gino Capponi e di Raffaelo Lambruschini. 

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